 Millennium Member
 Group: Studentato SerpeVerdePosts: 3318 Location: Will I hear someone singing solace to the silent moon? Status:  | |
| Note basse orientali risuonavano nell'aria, mischiate ai dolci profumi del giappone. Era stato difficile individuare Abraxas: aveva contattato in Giappone un branco alleato, e aveva riscontrato in loro grande disponibilità per aiutarlo, cosa piuttosto rara. Questo, in cambio del pagamento di antichi debiti di guerra.
E così l'avevano trovata, nella zona Shiuzoka e Yamanashi, nel quartiere magico più elegante e protetto, zona in cui vivevano i più saggi e rispettati. Avevano parlato con estremo rispetto di colui che ospitava la sua lupa, Anzai Murasaki: era un fido collaboratore di tutti i licantropi, nonchè ottimo maestro di autocontrollo. Un genio silenzioso.
Fenrir aveva camminato per lungo tempo, dalla sede del branco che aveva raggiunto con una passaporta fino a quel luogo, così lontano, trovando ospitalità lungo il cammino in modeste locande, dove si era concesso i pochi istanti di riposo e ristorazione. Raggiungere il luogo con la magia era impensabile, doveva avanzare cautamente: così gli era stato vivamente consigliato. E in quei giorni di cammino aveva seguito docilmente il consiglio, pur di evitare sorprese. Se era quello il sacrificio da compiere, o almeno la prima parte, per riavere Abraxas con se', avrebbe fatto qualunque cosa.
Un bizzarro e forte odore di ciliegi in fiore lo colpì insieme a un alito del vento nervoso: si guardò attorno spaesato da quell'odore pungente, mentre si chiedeva come dei ciliegi potessero fiorire con l'inverno alle porte.
Magia... Quella era la sola soluzione. SI guardò per la prima volta davvero intorno, riprendendosi dai suoi pensieri, e si stupì di riconoscere nel quartiere in cui era giunto una nota di magia, a partire dalle piante esotiche incantate che lo circondavano. Aggrottò le sopracciglia, concentrato sui profumi che invadevano l'aria, cercando quello familiare di Acrux: avanzò lentamente, e lo sentì.
Il cuore prese a battere all'impazzata, in una cavalcata furiosa che quasi gli fece girare la testa dall'emozione: era arrivato. L'aveva trovata per davvero.
Si mosse veloce, rapido, scosso dalle sensazioni di speranza che trovava: ed ecco la casa di Murasaki. Enormi alberi di ciliegio sovrastavano le alte mura che racchiudevano la casa, rendendola misteriosa a chi vi passava: il mix di colori delle piante rampicanti che scendevano lungo il mogano scuro del recinto rendeva il luogo misterioso,e allo stesso tempo inaccessibile. La magia che lo circondava era fortissima, si poteva udire a pelle o quasi.
Esitò, inspirando nervosamente, preso dall'ansia e dall'euforia. DOveva trovarla subito, e dirle che l'amava, che non poteva stare senza di lei. Era una verità così terribile che accettarla era stato quanto di più difficile avesse mai fatto. Ma non se ne pentiva, non più.
Non fece in tempo a avvicinarsi al portone con un ulteriore passo che una gelida lama affilata si posò contro la sua gola, accompagnata da una folata di aria leggera. sgranò gli occhi, completamente colto di sorpresa nel trovarsi davanti due occhi a mandorla tempestosi e un volto antico e impassibile, di cui il proprietario stesso lo stava minacciando con la lama fredda.
Deglutì, rimanendo immobile sotto l'esame di quello sguardo.
"Maestro, mi lasci andare da lei" mormorò Fenrir, lasciando svanire dallo sguardo la sorpresa, lasciandovi una forte sicurezza e decisione. Spinse la gola contro la lama, in una muta provocazione: se davvero voleva fermarlo avrebbe dovuto ucciderlo. E sarebbe stato un onore morire per mano di quell'uomo, per Abraxas.
"Mi chiamo Fenrir Greyback, capobranco del Nord dell'Inghilterra, discendente di Wulfrich Greyback, figlio di Wolfgang, pronipote di Lionel il Grande. Sono un licantropo, ma prima di esser capobranco sono un uomo. Un uomo follemente innamorato, che ama e amerà solo una donna nella sua vita, e quella donna è ora separata da me e rinchiusa tra le tue mura, Anzai sama."
Le parole erano chiare, sgorgavano dal cuore anche se mantenevano quella leggera scanzonatura di rispetto e orgoglio. Eppure la passione che esprimevano era priva di ombre e sfumature.
"Maestro, mi lasci varcare quei cancelli. Il mio cuore è puro, come il mio amore per Abraxas, come quello che lei prova per me.Abbiamo sbagliato una volta, ho sbagliato, ma non voglio perdere tutto a causa di un errore recuperabile. NOn voglio rinunciare alla mia e alla sua felicità. Ho combattuto con onore prima di giungere qui, e combatterò ancora contro di te, Anzai sama, se sarà necessario per rivedere anche solo un'ultima volta Abraxas."
La lama non si scostò dalla sua gola, anzi, fremette con una leggera pressione, cosicchè piccole scie di sangue la sporcarono, in piccoli torrenti disordinati.
In Fenrir non vi fu nessuna reazione, come se quella traccia di dolore fosse troppo piccola per ottenere la sua attenzione.
"Mi guardi negli occhi, e vedrà che non c'è traccia di menzogna nelle mie parole. Io la amo."
Non aggiunse altro, continuando a reggere lo sguardo ipnotico dell'uomo, sfidandolo a contestare i sentimenti che si potevano leggere negli occhi dorati: con la stessa rapidità con cui era arrivato, Anzai svanì nel nulla, lasciandolo solo e frastornato in mezzo al viale.
Con un rumore dolce e leggero i portoni della villa di Murasaki si spalancarono agli occhi di Fenrir, rivelandogli ogni bellezza, ogni pianta meravigliosa.
Ma il fiore più bello stava silenzioso in un angolo, rivestito di verde smeraldo e dalla bellezza tale da incantare qualunque creatura. avanzò, con passo quasi malfermo, verso Abraxas che si stagliava di fronte a lui come una visione, mentre il cancello si richiudeva obbediente alle sue spalle.
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